L’ultima danza delle lucciole

Brucia il giardino segreto
sterpi e serpi sfavillano per aria.
Mi imbandisco con il male raffermo
lecco cocci di sangue, via dalla tua pelle
scura come un alveare.
Quando è stata l’ultima quadriglia delle lucciole
il baciarci in punta di piedi
per non svegliare la luna?

Brucia il segreto
nel giardino.

La nonna di Lesbo

La chioma di un platano
turgida come un tetto
è fresco approdo per la tua vita
fatta di poche ore, esule senza vissuto
e già sopravvissuto.
Seni ricurvi mani dolorose
pietra e legno, ogni cellula
si incarna nella semplice bellezza.
Il mondo è in primavera.
Frinisce il miracolo.

Come lei

La luna stasera è un bicchiere mezzo pieno
di lucciole che raggranella tra i pensieri scuri
è un viso fatto da una sola guancia, l’altra pudica
sotto ai capelli serba crateri di amore.

Computo

Non c’è alba che mi svegli
senza farmi leccare la luce
che ho mendicato ai lampioni, alle stelle
al calore di un sogno ininterrotto;
non volta in cui io creda
che il viaggio lo facciano i fiori sui marciapiedi
l’asfalto lucido, e provi a rilassarmi
perchè so che inciamperò sull’olio
e la mia strada andrà in rovina.
E’ meglio credere che il rovescio della medaglia
venga subito coniato, così si fa l’abitudine al male
anche se alla bellezza -che mi crepa-
non so resistere e da lei mi faccio infliggere
quanto c’è di inspiegabile.

Plenilunio di rane

Il silenzio delle notti in estate
ha quel prodigio in più
che addensa le piccole gioie
nelle pagine di una favola.
Il vento leggero orchestra il cielo
a passi d’amore, come ho sempre voluto
mentre la luna panciuta inargenta il movimento delle rane.
Il tempo mi ha resa sfrontata
guardo dritto ai crateri come piccoli occhi
atti di stupore sbocciati per noi due
che, a sorsate, ci baciamo d’aura.

 

Kaos

Voglio poter arrivare ad avere l’orecchio assoluto
ascoltare l’armadio nelle melodie degli scheletri repressi
connettere singole, isolate note
nell’opinione che lo specchio ha di me
scegliere un profumo per il tasso alcolico
annusarne la vita finchè non si spella.
Consiglio al soffitto di appartarsi con l’immaginazione
che qualche dritta gliela dà, per arrivare al cielo
voglio che l’età di quando ero piccola mi ingarbugli ancora gli occhi
perciò nelle notti indecise tra innocenti curiosità e soluzioni
chiedo aiuto al caos.

La natura nascosta delle labbra

Osservi la natura nascosta delle labbra
quel lasso di carne che movimenta voci
baci, sorrisi.
Una foglia dal rosso croccante, presa tra le dita
mi sollevi e curvi così, a capire
se mai fosse appartenuta al tuo sottobosco.
Quanta filosofia negli occhi, amore mio
i grandi pensatori avrebbero voluto cose semplici
nel futuro delle pagine.
Quello stelo in ombra
che diffonde il sorriso nel mio viso, bacialo
senza chiedere. Mi farò turgida
come la radice che mi irrora del tuo gusto.

Il mio limite

Tienimi sul petto
l’amore sa farlo a ogni condizione
ma tu, tienimi sul petto
di più quando non ci sono
e chiama i dettagli
dei fiori concisi in inverno
del mare sgargiante di luce
delle parole da cui nascemmo.
Tienimi, con lo stesso calore
dell’asfalto che rinuncia al suo male
un po’ alla sua indole -forse-
e accoglie tiepido il riposo d’una farfalla.

Ti chiederò di tenermi dentro al petto
quando sarà troppo, troppo tardi troppo presto
troppo il tutto o troppo il niente.
Una finestra e dell’acqua nel bicchiere
un riflesso, te li chiederò a ogni costo
perchè il cielo è un mio limite
e pure tu.

Cosa non è stato ancora scritto

Se i poeti gli scrittori
chi incasella l’anima nell’inchiostro
rotolasse parole su ogni pagina lasciata bianca
la materia dei versi delle frasi dei titoli
colmerebbe l’orizzonte;
guerra, pace, uomo, sarebbero i tempi
per fare liquido il cuore di sinonimi e contrari.

Tutto sarebbe stato letto dietro lenti di lacrime
sottolineato da impronte, una mai uguale all’altra
tutto sarebbe stato scritto, tranne la verità.

L’Amore Vero

L’Amore Vero
si lima la carne si pettina il sangue
inscheletrisce alla sera quando il tramonto comanda a sè
ogni nota di rosso.
Una figura dalle labbra di cenere
lo specchio si bagna di questa luce
ingrigita, le guance ossute si alzano appena
in un sorriso fino alla mente.
L’Amore Vero scatta
torna agli occhi il sapore del fuoco
i gradini alti da perderci il fiato
ma più non sa stare. Scende tra i vicoli ascolta le mura
e bussa alla carne della sua nuova casa.

(foto di Marco Grosso)

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