Panorami

Verde
e pelle che avviluppi in pugno
di carta che divampa.
Estremità brunite
unghie tumefatte da quanto premo sulla voglia
labbra come acciarini
carezzate e percosse contro la mia esca.
Deglutisco cuore
ferroso è lo sfondo del sangue
in ogni gola che sono.

La gemma

C’era il buio
c’era ottobre ad iniziare quella gemma.
Parole che non potevo danzare
sugheri sempre troppo morbidi
per conservarci afflati.
Dicevano, e ancora dicono che perciò gemmò poesia
tu a tramandare venti
io a non capire, tranne un po’.
Non avrei voluto, neppure a ciò che vidi
una gemma a malignare sul tuo esser donna.

Fatica

Quanto pesa in passi
il tuo capire verso il mio sentire
quanto pesa d’orma
la sabbia che più non sa il punto di segatura
-a forza di sfridarmi il cuore-
e appende alghe sulle pareti di una clessidra
a rinverdire quel Tempo in cui ero fiore
contratta clorofilla tra le tue voglie.