Il bacio dai petali rossi

La città corre
di macchine e appuntamenti si lavano le strade
il vento si alterna tra speranze e incompiuto
e il nonostante esiste, così come è bene che dopo
tu ci metta il tutto di un bacio.
Non sono spore
quelle che mi legano i capelli alla voglia di volare
ma le tue dita,
per cui tu mi sfogli e io smarrisco i limiti
di ogni mia natura.

Incavi nell’alba

Ti ho sognato.
Scoccava tra le lenzuola il sentore dell’alba
ridevi di un nocciola fulgido
simile a un frutto possente di linfa.
Il tuo viso, le mie mani a petalo
in quel tempo finalmente nostro eravamo dettagli
accadevamo scorrevamo come ripetizioni di poco conto
per le nuvole sopra di noi, ma tra di noi essenziali,
due incavi che fanno mano e pugno
quando le ore svegliano
perché è tardi.

Il viandante

Ti posso aiutare
facendoti trovare il mio corpo forte,
vertebre alle quali poggiarti
come fossero tronco di un albero temerario,
muscoli per fare accoglienza alle necessità del riposo,
mente su cui adagiare la mappa del viaggio.
E il cuore sempre fornito di caramelle rosse
così, mentre ti bacio
un battito scarta
… e sei di zucchero alle labbra.

Non più

Di te, non più lacrime
da strizzarci un cuscino
nella notte che non asciugava mai.
Di te, non più parole
da consumarmi la gola, senza riuscire a farne voce;
di te, di te
nella mia preghiera sconsacrata
neppure un grano del rosario ci perdo più.

Sul mio seno

Col respiro disteso sulla mia schiena
sfogli le pagine, le parole arruffate che la vestono
conti le onde che circumnavigano il dolore del sale
che pure conserva e rimargina.
Narrami il mare, saprò farlo tornare indietro
e quelle lacrime per cui tu dici che da lui provengo
saranno rugiada sul mio seno.

Una poesia terrena

Chissà se ci perdonerai
per le nuvole di miseria umana che ti insozzano il viso
per l’avorio che si frange in sangue
su chi vorrebbe il tuo pallore,
chissà se hai ancora il cuore calpestato
o hai cancellato i torti con un gesto di stelle.
Fluiscono domande e insieme al poco vento
ti confido una poesia terrena, che sparirebbe
se la appendessi nel tuo armadio indaco. Pochi versi
liberati quando inclino la tempia al mio amato
in un tempo non ancora per noi.
I fiori suonano di campane a festa
mezzanotte è una fiaba di speranza.
Ora è il giorno perfetto per tutto
fuorché per la realtà.

Desert rose

Affioro dalla sabbia
come mille corpi velati di crisalide,
in trasparenza accenno l’insinuarsi dei fianchi nell’aria
dei seni lo sciabordio, tra un’alba femmina
e un tramonto che la carezza di una notte sospesa.
Credi che nel deserto non esista altro
tutto è cielo, e lì si inclinano i tuoi occhi
ormai oscuri di fatica.
Ma io sono rosa, escrescenza dai petali di roccia
mi sfoglio d’ambra e disseto i miraggi.
Tu resta pure coi grani del tuo tempo,
li conterai come mal di pietre.

Il frigo di Ivano

Una bottiglia di latte senza tappo
spaghetti freddi e ghiaccio caldo
Ivano apre e chiude il frigo
come una scatola di magia.
L’illusionista usa armi spuntate
una sega coi denti morbidi, bisturi di gommapiuma
ma quella sera di ospedale
Ivano sente una spada al petto
mentre la moglie diventa luce, smarginando il letto.
Ivano chiude, apre il frigo
il latte trema la bocca trema
al ricordo di quegli occhi, tondi e giusto azzurri
quanto la linfa la vita, la bellezza appena nate.
Grumi di latte nel lavandino
l’ultimo bacio poi via dalle lacrime
il bianco è il motivo di speranza
che l’Oltre regala ai suoi angeli.

Di maggio

Per ogni maggio c’è una danza dei campi
che rivolta le zolle al benestare del cielo
dove la terra è colore primario
senso inesplorato, lì affondano gli steli
e lei si inarca
accesa ma vigile beve i semi
si rimpolpa di pioggia
nutre il vento in spore, capezzoli nitidi e spumosi.
Ogni maggio mi precludo al resto
danzo la terra nutro il vento
e ti aspetto
radice, corvina destrezza.

La tua sostanza

Scendo a passi umili
profumati di un prato che aspetta le mie stagioni bambine.
Scendo nel soffio che sorridi sotto la mia gonna
a galla, sulla tua sostanza.
Scendo ancora
nel verde di placate acque stendo i petali
un abbandono alle tue braccia
nel farmi ninfa, a galla sulla tua sostanza.
Giù… nulla è più fondo del sogno
quando non tocco il pavimento.
Dove…
…sei?
Annuso pareti
in cerca di come guardavi l’amore.
Ho vertigini lungo i polsi, in circolo
l’incesto di un precipizio.
Respiro, a galla sulla tua sostanza.